
Lo strano caso di Agostina Meravigli, detta “La D’Artagnan”
La proposta
Roma 1948: anatomia di un cold case tra cronaca nera e pregiudizio borghese
Roma, sabato 7 febbraio 1948. In un tranquillo ed elegante palazzo del quartiere Salario-Nomentano, un colpo di pistola risuona nell’androne buio: Agostina Meravigli, cinquantaduenne fruttivendola di via Salaria, viene uccisa sulla soglia di casa.
Il delitto irrompe nella cronaca nera della capitale, ma dietro la pista iniziale della rapina finita male affiora ben presto una verità scomoda per l’opinione pubblica dell’epoca. Agostina è una donna lesbica, indossa abiti di taglio maschile, porta i capelli rasati sulla nuca ed è da tutti conosciuta come D’Artagnan.
La sua modesta bottega di erbe e verdura si rivela essere una preziosa oasi di socialità e protezione per la comunità omosessuale romana dell’immediato dopoguerra. L’inchiesta viene affidata ai vertici della Questura capitolina, guidati da funzionari dal passato compromesso con il regime fascista e profondamente intrisi del moralismo del tempo.
Gli investigatori applicano da subito un teorema escludente e condizionato dal pregiudizio: trattandosi dell’omicidio di una donna “anormale”, il responsabile va ricercato unicamente nello squallido giro del vizio e tra i suoi frequentatori.
Tra interrogatori incalzanti, reticenze, lettere anonime di “madri di famiglia” e colpi di scena orchestrati dalla stampa di settore, la narrazione ricompone le tappe di un cold case dimenticato. Una vicenda che supera i confini del fatto di sangue per trasformarsi nel ritratto crudo di una società borghese, perbenista e profondamente ipocrita.
Lo spettacolo si configura come un monologo d’indagine in chiave true crime, dove il ritmo del racconto teatrale civile si intreccia con un meticoloso lavoro di ricostruzione d’archivio. La narrazione dà voce a verbali di polizia, atti giudiziari e articoli delle popolari riviste dell’epoca come Crimen, lasciando emergere il forte contrasto tra la brutalità dei fatti, il linguaggio discriminatorio dei media d’allora e la sensibilità contemporanea.
Il progetto affronta così sia la suspense dell’enigma poliziesco, sia la riflessione sullo stigma e sulla persecuzione subita dalle persone LGBTQIA+ nell’Italia post-bellica.
L’allestimento scenico è concepito per essere agile ed essenziale, con una struttura tecnica snella basata sull’interazione tra l’attore, un ridotto arredo di scena e la proiezione di documenti originali e immagini d’epoca. Questa impostazione rende la proposta versatile e facilmente inseribile nei cartelloni di stagioni teatrali, festival culturali, rassegne di narrazione civile ed eventi dedicati alla memoria storica.
Testo di
Squadra artistica – cast e interpreti

Giorgio Umberto Bozzo
Regista e autoreNarratore
Christian Schmitz
MusicistaPianoforteNato a Milano, si è diplomato in pianoforte al Conservatorio della sua città sotto la guida del M° Sergio Lattes. Si è poi perfezionato con il M° Boris Petrushansky, la Prof.ssa Nelly Ben-Or e la Prof.ssa Maria Luisa Franco,…