
Quartetto Montale | Juvenilia
La proposta
Alle origini del genio: capolavori cameristici giovanili di grandi autori.
Dei grandi compositori conosciamo soprattutto i capolavori della maturità. Eppure molti di loro cominciarono a comporre molto presto, lasciandoci opere giovanili oggi raramente eseguite e per questo quasi ignote. Juvenilia è un viaggio alla riscoperta di questi gioielli nascosti. — Ludwig van Beethoven (1770–1827). Quartetto n. 1 in Do maggiore WoO 36. Il programma si apre con uno dei tre Quartetti per pianoforte e archi scritti da Beethoven e terminati nel 1785 — lo stesso anno in cui Mozart pubblicava il suo Quartetto in sol minore K. 478, capolavoro assoluto del genere. Beethoven aveva quasi quindici anni. Curiosamente, il giovane Ludwig non si ispirò al quartetto del salisburghese — che pure ammirava profondamente e con cui sperava di andare a studiare a Vienna — ma trasse inflessioni e stile dalle sue Sonate per violino e pianoforte del 1781. Nonostante la giovane età, il brano rivela già una scrittura sicura e una capacità innata di inventare temi memorabili. Alcuni di questi temi furono evidentemente così cari all’autore da riemergere anni dopo in importanti sonate pianistiche: dall’op. 2 n.1 e n.2 all’op.13, fino all’op.27 n.1. Chi conosce bene Beethoven riconoscerà senz’altro il tema dell’Adagio con espressione, ripreso e trasformato nell’Adagio della Sonata op. 2 n. 1. — Felix Mendelssohn (1809–1847). Quartetto in fa minore op. 2. Mendelssohn incarnò ideali di perfezione formale e chiarezza che lo avvicinavano a Mozart, suo punto di riferimento ideale. Cresciuto in una famiglia colta e agiata, fin da bambino fu immerso nel fervido ambiente intellettuale e artistico del suo tempo: il salotto di famiglia era frequentato dalle menti più brillanti dell’epoca, e lui e la sorella Fanny — altrettanto dotata, ma oggi purtroppo assai meno celebrata — erano incoraggiati a comporre per le serate musicali di casa. Il Quartetto in fa minore op.2, scritto nel 1823 quando Felix aveva quattordici anni, è dedicato a Friedrich Zelter, suo insegnante di composizione sin dall’età di otto anni. Fu proprio Zelter, amico personale di Goethe, a organizzare il celebre primo incontro del 1821 tra il vecchio poeta — allora settantaduenne — e il giovane musicista dodicenne. Felix suonò per ore, eseguì brani di grandi autori, presentò composizioni proprie e improvvisò. Goethe rimase così colpito da volerlo rivedere più volte: ne nacque un’amicizia che durò fino alla morte del poeta nel 1832. Il Quartetto op. 2 si articola in quattro movimenti ben equilibrati, con un intermezzo al posto dello scherzo. La tonalità minore genera temi incisivi e inquieti, mentre il discorso musicale oscilla tra il cromatismo tormentato e le luminose aperture maggiori che diventeranno poi una delle cifre più riconoscibili dello stile di Mendelssohn. — Josef Suk (1874–1935). Quartetto per pianoforte e archi op.1. Compositore ceco di grande spessore, Suk è poco conosciuto in Italia. Formatosi come violinista e pianista, studiò composizione con Dvořák — del quale divenne anche genero, avendone sposato la figlia Otilie. Per oltre quarant’anni fu secondo violino del Quartetto Boemo, fondato nel 1891 con alcuni compagni di studi e presto affermatosi a livello internazionale. Proprio nel 1891, per il diploma di composizione, Suk scrisse il suo Quartetto per pianoforte e archi op.1. Dvořák ne fu così entusiasta da raccomandarne personalmente la pubblicazione all’editore Simrock. Il brano si sviluppa in tre movimenti intensi, densi di romanticismo vibrante. L’influenza del maestro è evidente, ma emergono già tratti originali: un uso libero e personale dell’armonia, temi ampi e di grande respiro espressivo. Il linguaggio di Suk avrebbe continuato a evolversi negli anni successivi, ma questo quartetto ne rappresenta un punto di partenza essenziale — e un’opera che merita di essere riascoltata oggi.
Organico

Elia Leon Mariani
MusicistaViolino
Giovanni Mirolli
MusicistaViola
Francesca Ruffilli
MusicistaVioloncelloVioloncellista milanese, si è perfezionata in Svizzera con Paul Szabo, violoncellista del celebre Quartetto Végh, intraprendendo fin dagli esordi un’intensa attività artistica che l’ha vista protagonista sia in ambito…
Christian Schmitz
MusicistaPianoforteNato a Milano, si è diplomato in pianoforte al Conservatorio della sua città sotto la guida del M° Sergio Lattes. Si è poi perfezionato con il M° Boris Petrushansky, la Prof.ssa Nelly Ben-Or e la Prof.ssa Maria Luisa Franco,…